Finalmente i ricercatori si dimostrano meno tiranni del solito verso i nostri comuni piaceri. Negli anni siamo stati afflitti da divieti e proibizioni alimentari di varia natura che ci hanno quasi istigato a una disattenzione “difensiva” verso questo tipo di informazione scientifica. I nuovi dati non giungono ad avvalorare l’uso dell’alcool decantato dal Trilussa:

“Si me frulla un pensiero che me scoccia
me fermo a beve e chiedo aiuto ar vino
poi me la canto e seguito er cammino
cor destino in saccoccia.”

Ma se escludiamo eccessi di gola e poesia, le moderate abitudini da buon degustatore, secondo gli studi condotti negli ultimi anni, non sembrano poi così nocive.
Svariate ricerche scientifiche avevano già dimostrato i benefici per la nostra salute di un moderato consumo di alcool. Questa sostanza, assunta nel piacevole cocktail di molecole aromatiche di un buon vino rosso o in una dissetante birra, oltre ad accompagnare adeguatamente i sapori di una cena svolge anche la funzione di prevenzione verso le più comuni patologie del mondo Occidentale.

Quali sono i benefici più evidenti? Due, fra quelli più importanti, sono gli effetti sulle malattie cardiovascolari e sul diabete tipo 2, condizioni che affliggono in maniera endemica le popolazioni dei paesi economicamente più ricchi. Decisamente, l’argomento ci interessa più da vicino.

Le ricerche hanno confermato che il consumo di alcool in quantità moderate è in grado di ridurre il rischio di malattia coronarica e diabete tipo 2. Questo effetto si è manifestato a prescindere dalle altre abitudini “sane” dei soggetti, come il praticare attività fisica, alimentarsi in modo equilibrato, mantenere un peso corporeo adeguato e non fumare. In effetti, il dubbio insorto in passato era proprio questo: la riduzione del rischio di queste malattie, già evidente in precedenti ricerche, non poteva essere dovuta al fatto che chi consuma alcool in modo misurato, in genere, pratica anche uno stile di vita più sano rispetto alla popolazione generale? I benefici sarebbero stati ancora evidenti, in questo tipo di persone, escludendo statisticamente gli effetti dalle altre abitudini salutari?

Per saperlo non c’era che un modo: studiare l’associazione tra il consumo di alcol in quantità moderate in soggetti sani e con uno stile di vita salutare, confrontati con persone con caratteristiche simili ma totalmente astemie. Questo è esattamente ciò che è stato fatto nelle due ricerche che andiamo a considerare. Nell’Ottobre del 2006, sugli Archives of Internal Medicine, fu pubblicato uno studio in cui era stato monitorato un gruppo di professionisti sanitari, per l’occasione prestatisi ad essere oggetto di osservazione, con un peso normale, una dieta equilibrata e l’abitudine a svolgere attività fisica. A seguire, in un lavoro pubblicato nel Giugno 2010 sull’American Journal of Clinical Nutrition, un gruppo molto vasto di persone con stile di vita sovrapponibile è stato monitorato per molti anni.

I risultati sposano la buona tavola

Nel primo studio citato, il consumo moderato di alcool ha ridotto in modo significativo l’incidenza di coronaropatia, patologia dovuta all’ostruzione delle arterie che nutrono il tessuto cardiaco e che provoca angina pectoris ed infarto miocardico. Nel secondo studio, molto recente, i ricercatori hanno spostato l’attenzione sul diabete tipo 2, una malattia temibile favorita dalle abitudini errate caratteristiche dello stile di vita occidentale: alimentazione eccessiva e sedentarietà. Il gruppo che partecipava alla ricerca era molto vasto: 35625 persone di età compresa tra i 20 e i 40 anni e non affetti, all’atto dell’arruolamento nello studio, da malattie cardiovascolari, diabete o cancro. Il gruppo era ulteriormente suddiviso in categorie a seconda di caratteristiche “salutari”, identificate nei singoli individui, simili a quelle prima citate: peso ottimale, esercizio fisico, dieta adeguata, non fumatori.
Dopo un lungo periodo di osservazione, circa 10 anni, l’abitudine a un consumo moderato di alcool è risultata associata a una sostanziale riduzione del rischio di diabete tipo 2, pari a circa il 40%. Prendendo atto della confortante notizia, il quesito che a rigor di logica salta subito in mente riguarda le quantità di alcool che si possono consumare ricavandone il massimo beneficio. Nello studio descritto, le categorie di consumo giornaliero di alcool erano così definite:
  • Lieve: da 0 a 4,9 g
  • Moderato: da 5 g a 29 g
  • Forte: da 30 g in su
Per le nostre debite conversioni casalinghe è utile sapere che 10-15 g di etanolo, corrispondenti a circa metà della quantità massima ancora intesa come “moderata”, sono contenuti in quello che gli anglosassoni definiscono un drink standard:

  • 115 mL di vino (1 bicchiere standard da vino, tenendo presente che spesso i calici utilizzati in casa possono contenere una quantità di liquidi doppia, 180-220 mL)
  • 340 mL di birra (1 boccale di tipo 0.3-0.4)
  • 43 mL di bevande come whisky, gin o vodka (1 bicchierino)

Prospettiva

Queste semplici indicazioni non fanno certo gioire quelli abituati ad alzare il gomito ma rincuorano i fautori del “bicchiere a pasto”. Le classiche conoscenze popolari e altre osservazioni di tipo epidemiologico (pensiamo al cosiddetto “paradosso francese”, la longevità e la bassa incidenza di malattie cardiovascolari riscontrate in regioni della Francia caratterizzate da un alto consumo di vino rosso, nonostante l’abitudine a un forte consumo di grassi animali potenzialmente dannosi) ricevono quindi una conferma della comunità scientifica tramite osservazioni rigorosamente controllate. Un aspetto interessante è che la riduzione del rischio di diabete tipo 2 si manifesta a prescindere dal tipo di bevande alcoliche consumate (vino, birra, cocktail), e quindi non è attribuibile in toto all’effetto di antiossidanti come il resveratrolo contenuto nel vino rosso, già da tempo promosso con buoni voti da parte della comunità scientifica. Altro fatto degno di nota, peraltro già riscontrato in altri studi, è che l’effetto protettivo è ben evidente solo con il consumo moderato: risulta inferiore nei consumatori considerati “lievi” e nei forti bevitori (oltre i 30 g al giorno) e sparisce negli astemi. Almeno dal punto di vista della prevenzione delle più comuni patologie cardiovascolari e del diabete tipo 2, è male esagerare… ma bere con la dovuta moderazione è meglio che essere totalmente astemi.
FT